Andrea Fortunato | Foro di Taranto
Una delle domande più frequenti che tutti ci facciamo è: “Cosa c’è dopo la morte?” La speranza dell’esistenza di una dimensione trascendente si scontra con l’idea del nulla. Eppure varrebbe anche la pena di chiedersi, “Dove vanno gli animali quando muoiono?”.
Una delle forme di sofferenza più difficili da accettare e comprendere è quella che si prova di fronte alla morte di un essere amato, compresi, naturalmente, i nostri animali.
Eppure, uno degli aspetti più tristi è relativo al fatto che sono molto poche le sedi in cui si possa processare questo tipo di lutto, così come ridotto è il tempo concesso a chi deve riprendersi dalla perdita di un animale. E ciò è particolarmente nocivo per quelle persone che trovano nel loro animale l’unica fonte di amore vero.
Sono in atto moltissime discussioni sulla questione se gli animali abbiano o meno uno spirito. Senza dubbio queste creature condividono moltissimi aspetti in comune con l’uomo; per esempio possono provare emozioni simili alle nostre, come felicità, tristezza e dolore.
Allo stesso modo, oltre ad essere condizionati dal loro istinto, ciascun animale è dotato di un carattere personale che lo rende unico, e che si nutre a partire dalle sue esperienze.
È per questi motivi che si parla di uno spirito animale (ben diverso dalla percezione religiosa che riguarda la parola spirito). Infatti, la stessa parola è relazionata al termine anima, che significa animato o vivo.
Capita sempre più spesso di sentire i racconti di persone che affermano di aver visto i propri animali dopo la morte, o di aver sentito la loro presenza nei luoghi più significativi di quando erano in vita. Si è per tanto diffusa la credenza che gli animali trascendano, che sia nello spirito o nella loro essenza.
Per gli animali la morte è un processo naturale, al punto che alcuni hanno sviluppato un grado di conoscenza della stessa, sperimentando processi di lutto quando un loro compagno (sia animale che umano) decede.
Tuttavia, non avendo sviluppato una vera e propria consapevolezza sulla morte (con tutte le prospettive e i significati che le attribuiscono gli uomini), gli animali non provano nessun tipo di sofferenza emotiva legata al termine della vita, alla resistenza alla morte, alla paura di concetti come l’inferno o il paradiso, tutti elementi che possono rendere questo processo qualcosa di estremamente drammatico per la razza umana.
Nonostante esistano situazioni di affetto verso la propria famiglia, all’interno della loro aurea di incoscienza sulla morte gli animali non subiscono nessun tipo di attaccamento, il che li porta a vivere nel presente (non si soffermano sul passato e sembra che non pensino al futuro), facendo sì che il transito tra la vita e la morte sia per loro molto più semplice.
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